Recensione Telescopio Bresser 70/700 NG


Recensione Bresser Junior 70/700 NG apparsa sulla rivista Nuovo Orione n.° 243 di Agosto 2012.

Il montaggio dello strumento

Abbiamo iniziato a montare il treppiede. Questo è in alluminio, molto corto quando le gambe sono rientrate. Infatti, alla minima altezza eleva la base della montatura a soli 57 cm e impegna al suolo un triangolo di 48 cm di lato. All’altezza massima, queste misure divengono, rispettivamente, di 102 cm e 72 cm. Quindi,come si vede, anche alla massima elevazione per osservare senza deviatore a 90° è necessario sedersi.Un aspetto che colpisce in questo treppiede con montatura altazimutale è la leggerezza:il tutto pesa soltanto 2 kg! E li troviamo già collegati assieme. La montatura ha due viti di blocco e rispettivi movimenti micrometrici. Per l’altezza, occorre stringere una vite di qualche giro, mentre è sufficiente mezzo giro per bloccare l’azimut. I movimenti micrometrici sono comandati da due flessibili: non sono particolarmente fluidi, ma non presentano fine corsa.
Nonostante sia rivolto a un pubblico giovanile e che sia di modesto impegno economico, questo supporto, per il collegamento del tubo, si avvale dell’attacco a coda di rondine universale. Qui i progettisti sono stati lungimiranti: grazie a questo accorgimento, la montatura diviene utilizzabile anche per altri strumenti leggeri. Ma ci doveva attendere una sorpresa più grande: questa montatura è anche equatoriale!
Infatti, sbloccando una vite sul basamento, questo si apre a cerniera, trasformando l’asse di altezza in un asse polare. Una barra metallica indica il valore dell’inclinazione, ovvero quello della latitudine dalla quale si osserva. Rispetto alle montature equatoriali tradizionali, questa non ha i cerchi e – soprattutto, essendo alla tedesca – non ha il contrappeso. Di primo acchito, questa appare una mancanza grave, ma all’atto pratico non si è rilevato alcun problema, grazie alla leggerezza del tubo (circa 2 kg).

L’ottica intubata, di un bel colore blu intenso, colpisce per le dimensioni del paraluce; non solo notevolmente lungo (17,5 cm) ma anche largo (diametro di 11 cm). Poiché la compattezza è un aspetto positivo, a noi sarebbe piaciuto di più un paraluce lungo al massimo una dozzina di cm e con diametro sui 9-10 cm. Complessivamente, l’ottica intubata ha una lunghezza di 75 cm e un tubo da 7 cm di diametro nella parte centrale. Per collegarla alla montatura, vi è una culla che si innesta a coda di rondine e si blocca con fermezza. L’attacco è dotato di una scanalatura contro i rischi di una stretta debole.
Il focheggiatore, a pignone e cremagliera, è per accessori da 31,8 mm e ha un’eccellente corsa di 13 cm. Grazie a questo valore risulta possibile focheggiare all’infinito senza deviatori o tubi di prolunga. La stessa lunga corsa consente pure di focheggiare con un corpo re? ex al fuoco diretto. Non c’è vite di blocco, ma la resistenza è sufficiente a impedire lo scivolamento di accessori anche relativamente pesanti in posizioni prossime allo zenit. Il movimento del focheggiatore è abbastanza uniforme e adeguatamente demoltiplicato.

Il Cercatore

Nella parte terminale del tubo troviamo l’innesto per il cercatore, un 6×25. Per il montaggio, non c’è la solita vite di blocco, né un attacco universale, ma un’aletta di plastica che a ? ne corsa ne impedisce l’uscita: un po’ come certi coperchietti per vani batterie. La prima occhiata attraverso il cercatore ci ha stupito per l’immagine totalmente raddrizzata. Questo è senz’altro un aspetto molto positivo per l’utenza cui si rivolge il prodotto. Il campo è di 6° (36° quello apparente), e il centro è individuato da un crocicchio di adeguato spessore. Entro una certa misura, è anche possibile focheggiare svitando un po’ l’obiettivo. La collimazione avviene agendo su due sole viti, in quanto la terza è autocentrante. A tutte queste caratteristiche positive, si oppone la cromaticità dell’obiettivo; secondo noi sarebbe valsa la pena di spendere un poco di più per dotare il cercatore di un obiettivo acromatico, cosa che non avrebbe inciso sensibilmente sul prezzo finale del prodotto.

L’obiettivo

Nella parte anteriore, per vedere bene l’obiettivo abbiamo tolto il grosso paraluce. L’obiettivo, un doppietto acromatico, ha una colorazione azzurra per il trattamento antiriflessi e non mostra spaziatori a 120°. Esaminando l’interno, si nota solo la vite che blocca la cella al tubo, l’ottimo annerimento interno e i diaframmi. Buona trasparenza e assenza di punti di ineguale trasmissione suscitano un’ottima impressione.
Con il diagonale a specchio e l’oculare Kellner (entrambi in dotazione), il cui campo si approssima ai 40°, il fuoco minimo si ha a 8-9 m. Con il raddrizzatore a lenti, che ingrandisce di 1,5x, e il Kellner citato la minima focalizzazione si registra a 12 m. L’uso di questo raddrizzatore produce però un’immagine molto meno luminosa di quella fornita dal K20 da solo. Se non è necessario leggere delle scritte, anche per l’uso terrestre è preferibile utilizzare il deviatore a specchio a 90°, dimenticando il raddrizzatore.

Osservando Saturno e le stelle Doppie

Siamo poi subito passati a esaminare Saturno, onde averlo in posizione sufficientemente alta. Con l’oculare in dotazione K12 (58x) Saturno è apparso una miniatura. Il terzo oculare in dotazione è un K4. Ora, poiché esso dovrebbe produrre un ingrandimento di 175x, che ci sembra eccessivo per questo strumento, abbiamo dapprima utilizzato un nostro Plössl da 6 mm (117x). A questo potere, l’immagine era così nitida da indurci a usare un potere superiore. L’utilizzo di un nostro 5 mm al lantanio forniva 140x e ci rivelava un’immagine ancora buona, che valeva la pena di essere esaminata. Essa mostrava chiaramente la zona equatoriale più chiara, gli anelli B e A separati dalla celebre divisione di Cassini e l’ombra del globo sugli anelli. Le regioni polari apparivano più scure, ma non riuscivamo a discriminare tra la fascia tropicale nord, la zona tropicale nord e la fascia temperata nord. È da notare che, con l’uso di questo nostro oculare, più pesante di quelli in dotazione, si è reso necessario stringere forte la vite per il bloccaggio del movimento in altezza/declinazione, altrimenti il tubo ruotava. Allora abbiamo provato il K4 in dotazione, e qui abbiamo avuto una grossa sorpresa: esso forniva un’immagine brillante e assai nitida, ma… ampia quanto quella che avevamo dal nostro 6 mm! Da un lato, questo è positivo, perché significa che l’oculare è pienamente sfruttabile; dall’altro, se è scritto K4, voi leggete K6! Abbiamo allora inserito un “vero” 4 mm, un nostro oculare al lantanio. Con il 4 mm (175x) l’immagine mostrava chiaramente una diminuzione in qualità: 140x erano sicuramente meglio.
Dopo Saturno, siamo passati alle stelle doppie, per le più strette delle quali abbiamo trovato utile il potere di 175x. Le quattro componenti di Epsilon Lyrae erano ben separate (175x), e la corrispondenza dei loro fuochi metteva in evidenza l’assenza di tracce sensibili di astigmatismo. Non abbiamo visto il compagno della Polare, ma la notte in cui abbiamo fatto la prova era un po’ fosca (a occhio nudo non andavamo oltre la 3
a magnitudine). Per questo stesso motivo, non abbiamo fatto indagini sugli oggetti deboli. Ci siamo limitati a una visione di M13, che appariva come un batuffolo di luce senza stelle (117x).

Molto adatto ai ragazzi

Questo Bresser appare molto adatto per i ragazzi, ma può costituire un utile secondo strumento poco impegnativo anche dal punto di vista economico per l’astro? lo esperto. Una volta, soprattutto negli Anni 70, questo ruolo era svolto dall’altazimutale 60/700, che era anche il primo strumento per molti appassionati. Certo, 70 mm (anzi, 69 mm, secondo le nostre misure) non sono molti, ma si pensi che negli Anni 60 Wolfgang Schroeder passava in rassegna ciò che si poteva osservare con un 50 mm… Durante questa prova, abbiamo verificato come la stabilità della montatura non sia esuberante (anche in altazimutale), e in particolare come l’immagine vibri ogni volta che si mette a fuoco o quando si agisce sui pomelli flessibili per i movimenti micrometrici. Purtroppo, la leggerezza ha le sue controindicazioni.
Al costruttore consigliamo di fornire lo strumento con un paraluce più compatto e un cercatore con obiettivo acromatico; l’aumento nei costi sarebbe irrilevante. Diverso è il discorso per la montatura; averla più robusta comporta un onere sensibilmente maggiore, sia economico che di peso. Tutto sommato, per uno strumento di questa classe, va bene così. Ricco, infine, il parco accessori, tutti con diametro barilotto da 31,8 mm: tre oculari di tipo Kellner, un deviatore a 90° e un raddrizzatore a lenti con ingrandimento 1,5x. Tutti questi accessori sono assai leggeri. I tre oculari in dotazione sono sufficienti per ogni esigenza: il loro campo di vista non è enorme, ma la loro decorosa qualità non è disprezzabile. Buona anche la qualità dell’utilissimo deviatore a specchio.

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