Recensione telescopio Vixen Space eye 70M


Recensione Recensione telescopio Vixen Space eye 70M apparsa sulla rivista Nuovo Orione n.° 225di Febbraio 2011

Il test Dell’ottica

Il test dell’ottica Per la nostra prova abbiamo iniziato a guardare con questo strumento i panorami terrestri, dove l’immagine è molto nitida a 35x (oculare da 20 mm) e abbastanza anche a 70x (con l’altro oculare in dotazione, quello da 10 mm). Chi pensa di farne un uso anche terrestre – e tale strumento si presta molto bene allo scopo – dovrebbe considerare l’acquisto di un prisma a raddrizzamento totale, magari inclinato di 45° per avere più comodità. In una gelida sera di fi ne dicembre, abbiamo iniziato a puntare una stella di seconda magnitudine per verifi carne l’allineamento. Per consentire l’adattamento alla bassa temperatura esterna, abbiamo portato fuori lo strumento un’oretta prima dell’inizio, che si è rivelata più che sufficiente a permettere all’obiettivo di raggiungere l’adattamento termico. I 4,5 cm di corsa del focheggiatore non sono sufficienti per mettere a fuoco con gli oculari in dotazione (e neppure con gli altri): è necessario utilizzare il deviatore a 90°. In compenso, il fuoco è sufficientemente esterno per consentire la fotografi a al fuoco diretto. Con una stella di seconda magnitudine abbiamo dapprima verificato una buona collimazione e poi anche una correzione sufficiente dell’obiettivo. L’immagine intra ed extra focale erano decorose, anche se la luce diffusa circostante tradiva una certa “rugosità” dell’obiettivo. Poi siamo passati alla lama di Foucault per verificare la sparizione istantanea o meno delle immagini stellari. Queste hanno mostrato un’estinzione abbastanza rapida. La qualità ottica soddisfacente (soprattutto in relazione al prezzo) è stata confermata dal reticolo di Ronchi; in base alla deviazione delle linee, abbiamo stimato una correzione nel piano focale che arrivava a 1/3 di lambda, il che è un valore molto buono per uno strumento così economico.

Osservando il cielo

Come prima osservazione, abbiamo puntato Giove, che ormai si avvicinava all’orizzonte occidentale anche nelle prime ore della notte. A 35x, se ne aveva un’immagine nitidissima con un piccolo disco e i puntiformi satelliti galileiani. A 70x, l’immagine era molto più “leggibile”; il disco mostrava chiaramente di essere ellittico e su di esso spiccava la banda tropicale boreale. Con un oculare ortoscopico da 7 mm (100x), abbiamo avuto più soddisfazioni; erano percepibili debolmente altre fasce e bande, imbrunimento polare e il bordo meno luminoso. L’ingrandimento di 117x, ottenuto con un ortoscopico da 6 mm, forniva praticamente la stessa visione che si aveva a 100x, mentre a 140x (oculare al lantanio da 5 mm) l’immagine decadeva. L’apertura di 70 mm non ci forniva nessuna percezione certa delle colorazioni; non le abbiamo notate con nessun ingrandimento. Come abbiamo fatto recentemente con il telescopio Ziel da 60 mm (vedi la prova pubblicata sul numero di dicembre 2010), anche in questo caso abbiamo puntato Urano, che si trovava in prossimità di Giove. Con questo Vixen da 70 mm spinto a 140x, abbiamo avuto l’impressione che non fosse una stella, insomma, possiamo dire che il piccolissimo disco era percettibile. Dopo il remoto pianeta, ci siamo spinti ancora più lontano, entrando nel regno delle stelle doppie. La prima a essere osservata è stata la Polare, che in una notte in cui a occhio nudo arrivavamo a percepire stelle fi no alla 4a magnitudine, non ci ha permesso di vedere la compagna, con qualsiasi ingrandimento. Lo stesso discorso si applica a Rigel e a Zeta Orionis. Invece, era ben visibile Castore, oltre a Gamma Arietis e Gamma Andromedae. L’esame delle stelle doppie ci ha convinto che il potere risolutivo teorico non sia raggiungibile, benché sia possibile giungervi a ridosso. Il Trapezio di Orione ha rilevato la sua quarta componente quando ha iniziato a essere ad almeno 20° sopra l’orizzonte; splendida la nebulosa. Altrettanto splendidi erano l’ammasso aperto M35 nei Gemelli e il Doppio Ammasso di Perseo. Le stesse Pleiadi, con l’oculare da 20 mm, e quindi a 35x, offrivano una visione assai interessante.

Un eccellente entry-level

Durante le osservazioni, abbiamo verifcato l’impagabile comodità di spostare lo strumento con uno sforzo minimo nel punto che più ci aggradava e la scomodità data dall’impossibilità di far scorrere il tubo per il bilanciamento e in qualche caso anche la limitazione imposta dalla corsa limitata. La montatura, però, non è risultata all’atto pratico così robusta come ci era sembrata all’inizio; intendiamoci, sopporta bene lo strumento, ma vibra quando si mette a fuoco. Assai pratiche le due manopoline per gli spostamenti micrometrici in altezza e azimut, che – con ingrandimenti contenuti – non fanno rimpiangere la montatura equatoriale. In ogni caso, le abbiamo trovate più pratiche di certi spostamenti micrometrici di cui sono dotati alcuni 60 mm altazimutali dal prezzo superiore. In conclusione, questo telescopio, ideale come regalo per un ragazzo, si presenta come un eccellente entry-level. È davvero poco impegnativo, molto semplice da usare, equipaggiato con oculari assai validi; inoltre, è molto leggero e poco ingombrante. Il prezzo, poi, è davvero molto, molto incoraggiante. Secondo noi, questo strumento non è da disdegnare neppure per l’astrofilo esperto che ne desideri uno da portare in giro, cioè come secondo telescopio poco impegnativo (anche nel senso di dispiacere contenuto in caso di furto, danneggiamento ecc.). Costituisce, inoltre, un valido “cannocchiale guida” in tutti quei casi in cui non occorra un grande potere risolutivo. La leggerezza (l’ottica intubata pesa circa 0,8 kg!) è un fattore che gioca a suo favore quando lo si deve montare in parallelo a uno strumento la cui montatura non sia stabilissima. Inoltre, come già indicato, il treppiede è utilizzabile anche per le macchine fotografi che e binocoli; gli oculari anche per altri telescopi di classe superiore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *